ACCESSO RAPIDO
osamabinladen

rassegna online

Riformista - 17/06/2011

Civiltà Cattolica sull’uccisione di Osama.17/06/2011.Roma

estratto da "Riformista" del 17/06/2011

«L’Oceano potrebbe diluire la memoria di Bin Laden, il mito dell’imprendibile si è infranto». La “Civiltà cattolica”, il quindicinale della compagnia di Gesù le cui bozze ricevono il visto della Segreteria di Stato, prende posizione sulla morte del leader di Al Qaeda e, un po’ a sorpresa, non si scandalizza più di tanto per la fine violenta del nemico pubblico numero uno.
Anzi, si spiega, i rischi di un processo erano molti e le implicazioni geopolitiche forti. La rivista dei gesuiti valuta con molta prudenza e realpolitik la morte di Bin Laden e non emette una condanna della scelta compiuta dall’amministrazione Obama. D’altro canto la pubblicazione dei gesuiti italiani, è andata spesso controcorrente o ha preso posizioni non scontate. Così è accaduto anche questa volta.
La sepoltura in mare di bin Laden, viene ricordato, non «è consona per un musulmano», tuttavia, si sottolinea, «è facile immaginare che nessun Paese volesse accoglierne i resti. Si è così evitata la possibilità di creare un luogo di pellegrinaggio». Il modo in cui è stato ucciso il capo di al Qaeda, si mete in luce ha dato vita a un dibattito «sulla liceità e legalità dell’operazione» — kill or capture – intanto però il non aver diffuso foto e video «è sembrato funzionale a non fornire agli estremisti mezzi utili alla loro propaganda».
Dopo aver rilevato che, secondo la Casa Bianca, l’operazione era motivata da un ordine diretto del Presidente verso un nemico «dell’umanità», si osserva: «comunque sia Bin Laden era pericoloso. E andava fermato. Presumerne l’innocenza era legittimo giuridicamente ma non ragionevole».
La “Civiltà cattolica” afferma poi che la «verità processuale» sulle azioni terroristiche di Bin Laden «potrà essere accertata anche per altre vie», in particolare processando i detenuti di Guantanamo. Eppure, le domande chiave, per l’autorevole rivista dei gesuiti, sono altre: «Chi di fatto ragionevolmente può ritenere che bin Laden fosse innocente? E che lo sbocco di un processo regolare non sarebbe stato la pena massima? Inoltre un lungo processo poteva concedere all’imputato un’occasione di propaganda con rivelazioni spiacevoli anche per gli alleati degli Usa». Certo, è il ragionamento, se bin Laden, fosse stato processato regolarmente e senza torture, non avremmo assistito un ennesimo «inno alla morte» per quanto lecita e legittima. E però, allo steso tempo, «un prigioniero come bin Laden avrebbe motivato i suoi seguaci a catturare ostaggi per ottenere il rilascio del loro eroe».
[Francesco Peloso]

ultimi di sezione

ARTICOLI CORRELATI